Vegolosi

Trasporto di animali vivi: perché la legge va cambiata

Un limite massimo di 8 ore al trasporto di animali vivi. E, ancora, indicazioni vincolanti in base alle specie e il miglioramento della formazione per autisti e addetti. È con queste richieste che lunedì 29 agosto arriverà anche in Italia #GliAnimaliNonSonoMerce, la giornata di mobilitazione internazionale contro il trasporto a lunga distanza di animali vivi. Promossa in Italia da Ciwf Italia, la manifestazione si terrà nella mattinata ad Ancona con eventi paralleli in diverse città del mondo. La data non è casuale: “Il 29 agosto 2016 ricorre il 20° anniversario di una delle più grandi tragedie del trasporto di animali vivi”, spiega la presidente di Ciwf Italia, Annamaria Pisapia. “L’incidente della nave Mv Uniceb, che causò la morte bruciate vive di oltre 67mila pecore a causa di un incendio sulla nave che le trasportava dall’Australia alla Giordania”.

I numeri

Ogni anno sono almeno un miliardo per quanto riguarda il pollame e 37 milioni tra bovini, suini, pecore, capre ed equini gli animali vivi trasportati attraverso le frontiere all’interno dell’Unione Europea e verso Paesi terzi. Un commercio che, evidenzia Ciwf Italia, riguarda molto da vicino l’Italia, terzo importatore di vitelli e primo importatore di agnelli in Europa. “Purtroppo sta aumentando anche il numero degli animali italiani destinati all’esportazione nei paesi terzi, extra Ue, dove – sottolinea Pisapia – nemmeno la seppur minima protezione legislativa presente in Europa è loro garantita”.

Cosa prevede la legge

Al momento, il trasporto di animali vivi è sottoposto a livello europeo al regolamento 1/2005 che già da tempo i Governi di molti Paesi quali Germania, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia hanno chiesto di modificare tendendo conto delle ultime evidenze scientifiche emerse in tema di benessere animale. La norma, infatti, “pur fornendo alcune regole a questi trasporti, non interviene su quello che è il fattore fondamentale per evitare agli animali sofferenza: la durata dei viaggi, che possono infatti protrarsi per giorni, con tutte le sofferenze che questo comporta per gli animali trasportati”, spiega Pisapia. “Insieme alle organizzazioni di protezione animale di tutta Europa diciamo: basta camion con animali vivi. L’Europa dovrebbe promuovere una catena alimentare in cui gli animali, se allevati, vengono macellati il più vicino possibile al loro luogo di nascita e di ingrasso. Il trasporto di animali vivi – prosegue – dovrebbe essere sostituito dal trasporto di carne congelata e nei casi in cui gli animali siano trasportati chiediamo l’introduzione per legge del limite massimo di 8 ore a questi trasporti. È infatti scientificamente dimostrato che dopo 8 ore gli animali iniziano a non reggere più lo stress e le condizioni del viaggio”.

Gli animali non svezzati

Le pessime condizioni alle quali sono sottoposti gli animali durante i trasporti sono state documentate dall’ultima inchiesta video realizzata da AW |TBS Zürich con il supporto di Eyes on Animals. Il video, diffuso in Italia proprio da Ciwf Italia, si concentra sul trasporto di animali vivi non svezzati che, dice Pisapia, “non dovrebbe essere consentito. Gli animali non svezzati, dei veri e propri cuccioli, sono in grado di nutrirsi solo attraverso i capezzoli della madre o, con assistenza da parte del personale addetto, con delle apposite tettarelle. Invece sui camion il sistema di abbeveraggio presente, che è costruito per essere utilizzabile dai suini, è totalmente inservibile per loro. Quindi, nei trasporti a lunga distanza, può accadere quello che abbiamo documentato: gli animali non vengono nutriti per anche 30 ore: una palese violazione dell’articolo 3 del regolamento 1/2005 sul trasporto, oltre che un’intollerabile crudeltà”.

#StopTheTrucks

Per chiedere attraverso una petizione la modifica del regolamento europeo è stata lanciata la campagna internazionale #StopTheTrucks, promossa da Eurogroup for Animals, il principale network europeo per la protezione animale. La giornata di mobilitazione del 29 agosto si inserisce all’interno dell’iniziativa e ha tra i suoi punti programmatici proprio la richiesta di revisione della legge rivolta in Italia al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

Ma non è solamente una questione burocratica. Anche la grande distribuzione può fare la propria parte per sollecitare un cambiamento di rotta. “I supermercati possono adottare politiche volontarie che vietino il trasporto a lunga distanza per gli animali delle loro filiere, fissando un limite massimo ad otto ore. Ciò – sottolinea Pisapia – è assolutamente fattibile, dal momento che è stato posto in essere da catene della grande distribuzione di altri paesi europei”. Poi, ci sono i consumatori che, con le proprie scelte di acquisto, possono influenzare gli orientamenti sia a livello produttivo che legislativo: “I consumatori di carne possono esaminare le etichette sulle confezioni e scegliere prodotti con su scritto “nato, allevato e macellato in Italia”, il che – conclude Pisapia – dovrebbe garantire che questi animali non siano almeno stati sottoposti ad estenuanti viaggi di giorni”.