Vegolosi

Alla scoperta dell’oritteropo e di Barkie, trovatello fortunato

Muso da tapiro, orecchie da coniglio, coda da canguro: è l’oritteropo (o “maiale di terra” – aadvark), un bizzarro abitante dell’Africa subsahariana e unica specie vivente dell’ordine dei tubulidentati.

Quasi privo di peli, tozzo e con le gambe corte e robustissime questa creatura si nutre principalmente di termiti. Con i suoi unghioni possenti, infatti, scava nel terreno (chiudendo le narici per proteggersi dalla polvere) fino a portare in superficie i “gustosi” insetti che poi cattura con la sua lingua lunga e appiccicosa.  Non lasciatevi ingannare però dall’aspetto buffo e sgraziato: questa specie è rimasta pressoché inalterata per millenni nella storia dell’evoluzione, segno che possiede invidiabili doti di adattamento all’ambiente.

Notturno e solitario, di giorno ama rintanarsi nella sua personale tana, cui accede tramite un tunnel adatto alla dimensioni del suo corpo. Per fortuna l’oritteropo non è una specie in via di estinzione anche se spesso viene cacciato per superstizione e meno per la carne: gli stregoni Haus credono che l’oritteropo possieda poteri miracolosi e per questo fabbricano amuleti col suo cuore, la pelle, la fronte e le unghie, polverizzati insieme alle radici di certi alberi. Avvolto in un lembo di pelle e portato sul torace, l’amuleto conferirebbe al portatore la capacità di passare di notte attraverso tetti e muri.

A rendere ancora più raro l’oritteropo sono le sue abitudini riproduttive: il maschio non cerca volutamente la femmina e l’accoppiamento avviene solo se i due sessi casualmente si incontrano; per di più la femmina partorisce un solo piccolo alla volta.

Storia di Barkie, oritteropo fortunato

Nel 2014 un piccolo di oritteropo è balzato agli onori della cronaca per la sua triste storia fortunatamente a lieto fine. La mamma di Barkie era infatti stata uccisa da un contadino in Namibia (cosa non affatto insolita dato che con le loro buche questi esemplari provocano spesso cedimenti del terreno, recinti di bestiame compresi, causando spesso la fuga degli animali; una perdita economica enorme per gli abitanti della zona).

Raccolto dai volontari del N/a’an ku sê Lodge and Wildlife Sanctuary, Barkie è stato accudito e aiutato a sopravvivere nel suo ambiente naturale: la notte indossava un “pigiama” per poter affrontare le gelide notti del deserto della Namibia (il piccolo era ancora rosa e nudo) ed è stato “scortato” e protetto durante le passeggiate nella savana in cerca di termiti finché non è diventato indipendente. In questo modo è riuscito a sviluppare in modo del tutto naturale i suoi istinti e a crescere diventando un esemplare adulto in completa libertà.

«Purtroppo, gli oritteropi si sono fatti una reputazione sempre più negativa, una reputazione del tutto sbagliata. Barkie ci ha offerto uno spaccato del mondo dell’oritteropo, un mondo del quale abbiamo appena scalfito la superficie. Il comportamento di queste creature sfuggenti rimane in gran parte sconosciuto, ma con l’aiuto di Barkie speriamo di cancellare la cattiva reputazione di questi magnifici mammiferi» (Greenreport.it).

Serena Porchera