Vegolosi

Torino, lo zoo non riapre: “Difficoltà insormontabili”

Sembrava un progetto impossibile da arrestare, ma fortunatamente così non è stato: dopo una lunga trattativa, lo zoo a Torino non riaprirà. Come ricorderete, la vicenda ha avuto un’evoluzione lunga e complessa: nel 1987 venne chiuso lo storico zoo di Torino – ospitato nel Parco Michelotti – a seguito di numerose proteste da parte dei cittadini, che assistevano ogni giorno allo spettacolo degradante di animali in gabbia, stressati e depressi, proprio nel cuore della città e in mezzo al traffico cittadino. L’area, ormai abbandonata da decenni, non poteva essere gestita dal Comune per via dei costi troppo elevati; per questo, nel 2014 è stato aperto un bando per la sua riassegnazione, al quale ha partecipato – vincendolo – solo la società Zoom, nota a Torino perché gestisce già il bioparco di Pinerolo.

E proprio a questo doveva essere destinata l’area che aveva ospitato l’ex zoo torinese per più di 30 anni: un bio parco senza animali esotici, ma che avrebbe invece ospitato caprette e vitellinipecore e cavalligalline e tacchini e animali da cortile in genere. A nulla sembravano valere le proteste da parte di numerose associazioni animaliste: il progetto sembrava inarrestabile, come aveva affermato ai nostri microfoni anche l’assessore all’Ambiente Stefania Giannuzzi, contraria all’apertura del bioparco e insediatasi pochi giorni dopo la concessione provvisoria dell’area alla società. All’improvviso, però, quest’ultima ha deciso di fare un passo indietro, rinunciando al progetto: “Per una presa di coscienza di difficoltà non sormontabiliha affermato Gian Luigi Casetta, amministratore delegato di Zoom – siamo giunti alla conclusione, insieme al Comune, che non esistono più i presupposti imprenditoriali per la stipula della convenzione, concludendo così consensualmente la procedura”. Niente più bioparco, dunque: nel prossimo futuro il Parco Michelotti ospiterà un’area verde destinata ai bambini.

Secondo quanto riportato dai media, sarebbero tre i motivi nascosti dietro a questa inversione di marcia: un impatto ambientale troppo elevato secondo le stime del Comune; una dilatazione imprevista di tempi e costi per ottenere i permessi necessari e, non ultime, le forti proteste da parte dei cittadini e delle associazioni animaliste: in poco tempo erano state raccolte più di 7 mila firme per dire “no” al nuovo bioparco. Si conclude così un percorso burrascoso e complesso, con una vittoria schiacciante del buonsenso: “animali liberi”, alle soglie del 2018, dovrebbe essere lo slogan di ogni città, in Italia e nel mondo.

 

La tortura degli zoo nelle foto di Jo-Anne McArthur