Vegolosi

Madre fruttariana e figlie vegane: il Tribunale toglie l’affido

Un’altra storia di alimentazione vegana in famiglia che finisce in Tribunale. Questa volta è successo ad Ancona, dove lo scorso ottobre il Tribunale dei Minori, con un decreto immediatamente esecutivo, ha sospeso la responsabilità genitoriale di una coppia del capoluogo marchigiano, disponendo l’affido delle loro figlie minorenni ai servizi sociali, nominando un tutore legale e collocandole presso i nonni. A darne notizia a quattro mesi di distanza, dopo una prima risoluzione positiva del caso, è l’avvocato Carlo Prisco, che rappresenta i genitori di Ancona.

Ad attirare l’attenzione del servizi sociali del capoluogo marchigiano, spiega Prisco, è stata la scelta dei genitori di praticare per le figlie l’istruzione domestica, ma non solo. “La miccia è stata innescata dal dirigente scolastico che, non accettando il rifiuto argomentato dei genitori delle bambine a sostenere l’esame annuale di accertamento, si è rivolto ai servizi sociali, e questi al Tribunale. I servizi sociali – racconta Prisco – dopo aver appreso che la madre della bambine aveva da pochi mesi scelto la dieta fruttariana, e che le bambine erano vegane, hanno chiesto l’intervento del Tribunale, ritenendo che le minori fossero esposte a un grave pregiudizio”.

È così che nel giro di poco tempo è scattato il dispositivo del Tribunale, che ha riportato le bambine a scuola e disposto il collocamento presso i nonni. Le ragazzine sono state sottoposte anche a una serie di esami, che ne hanno accertato il buono stato di salute. “Il Tribunale, di fronte all’evidenza dei dati clinici, ha disposto la fine del collocamento presso i nonni, consentendo alle minori di tornare a casa dai loro genitori, dopo un mese di doloroso distacco”, prosegue Prisco.

Vicenda chiusa? Non proprio. “In questo momento la battaglia legale procede, per rimuovere i limiti della potestà dei genitori e la figura del tutore che, nonostante il ritorno a scuola e la prova scientifica dei benefici dell’alimentazione, inspiegabilmente persistono”. I genitori di Ancona fanno sapere attraverso il loro legale di non volersi arrendere per vedere riconosciuto il diritto a educare le figlie secondo i propri valori e principi. Al di là del caso specifico, sottolinea però Prisco, è il quadro generale a meritare attenzione: “Precedenti analoghi, in Italia (e non solo) si erano già verificati, e le lacune nella materia avevano provocato effetti ancor più devastanti, come quello che nel 2001 aveva visto l’allontanamento della figlia vegetariana dai genitori per oltre un anno, e con l’obbligo di un’alimentazione onnivora. La storia sta cambiando e così la nostra consapevolezza alimentare, ma – ribadisce l’avvocato – non abbastanza in fretta, se ancora oggi è possibile che accada tutto ciò e che genitori informati e amorevoli siano assoggettati a misure di eccezionale gravità e a onerosi procedimenti, senza alcuna prova o indizio che le loro scelte siano dannose”.