Vegolosi

Lupi uccisi, Sammarone, Parco Nazionale d’Abruzzo: “Un gesto mafioso e ignobile”

Nelle ultime settimane sembra che per i lupi in Italia non ci sia tregua. Il 15 aprile scorso sono stati rinvenuti ben 5 cadaveri di lupi nel Comune di Alfedena, in provincia de L’Aquila, poco distante dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Una notizia terribile che ne segue altre: altri cinque lupi, infatti, sono stati trovati senza vita nei giorni scorsi a Pescasseroli, questa volta nel cuore dell’area protetta, mentre altri due erano stati trovati uccisi in Toscana pochi giorni fa.
Nel caso di Alfadena è molto probabile – ma le indagini sono in corso – che i lupi siano stati avvelenati

“Pazzi sconsiderati”

Durante la puntata della trasmissione radiofonica Considera l’Armadillo su Radio Popolare, è intervenuto Luciano Sammarone, direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise che ha speso parole durissime sull’accaduto e del tutto condivisibili. “Un fatto gravissimo, di una vigliaccheria incredibile. Usare il veleno è un mezzo che può essere definito così. Gli animali sono oggetti di una ritorsione, è un comportamento che non possiamo che definire mafioso“. Se è vero che sull’episodio di Pescasseroli le indagini sono ancora in corso, secondo Sammarone che questi 5 animali siano vittime del veleno è quasi certo: “I cani anti veleno che sono entrati in azione hanno rilevato dei resti alimentari che contengono tossici”. Parliamo di 10 lupi uccisi in meno di due settimane. “Il lupo sembra diventato il figlio di nessuno, soprattutto dopo il declassamento votate poche settimane fa”.

Uno dei problemi sottolineati durante la puntata da Sammarone è che il veleno avrebbe potuto colpire, inoltre, qualsiasi altra specie, orsi compresi. “Con la procura di Sulmona stiamo lavorando sulle indagini cercando altre tracce di veleno e cercando di venire a capo di questa situazione. Che questi episodi arrivino nel 2026 è di un’arretratezza culturale senza precedenti. Si tratta di pazzi, di gente sconsiderata che non ha nessun senso della realtà. Questi gesti lasciano solo amarezza e tanta rabbia“.

La questione caccia in Senato e tutela della fauna a rischio

Nel frattempo il Senato sta lavorando a riprendere in mano la legge sulla caccia, con la concreta possibilità di passi indietro enormi rispetto alla salvaguardia delle specie selvatiche nel nostro paese come sottolineato da molte associazioni animaliste, fra le quali anche Rete dei Santuari Liberi in Italia che in un comunicato ha rinnovato con forza l’appello a non far calare l’attenzione sul tema: “Il Governo non trova niente di meglio che occupare tempo e risorse per stravolgere la legge 157 del 1992 sulla tutela della fauna. L’obiettivo è chiaro: favorire la caccia e far uccidere un numero sempre maggiore di animali, trasformarli in merce e ripristinare addirittura l’odiosa pratica dei richiami vivi. Per fare tutto questo verranno cancellate le giornate di silenzio venatorio, ampliati i periodi di caccia, che potranno includere tempi di migrazione e nidificazione, verranno ridotte le aree protette e sarà consentita l’attività venatoria in nuove zone. Verrà inoltre dato maggior potere alle Regioni che potranno così autorizzare abbattimenti anche senza ascoltare i pareri scientifici preposti e qualificati. Come se non bastasse si autorizzerà l’apertura alla vendita di fauna selvatica per eventi e sagre. Questo elenco degli orrori condannerà a morte e sofferenza milioni di animali”.

In più, come fa notare l’associazione Gaia Animali & Ambiente, il problema è che sulla caccia l’opinione pubblica italiana si è espressa chiaramente:“Giorgia Meloni non perda il contatto con l’opinione pubblica”, suggerisce il presidente Edgar Meyer. “Dopo lo schiaffo ricevuto con il referendum, rischia nuovamente di varare, per colpa di un piccolo drappello di parlamentari – cacciatori, un provvedimento fortemente impopolare”.

“Giorgia non si faccia ricattare della lobby venatoria e dell’industria delle armi”, prosegue Meyer. I recenti sondaggi Ipsos e Istituto Piepoli, commissionati da Fondazione Capellino, sono chiari: per Istituto Piepoli il 94% del campione ritiene che la caccia andrebbe abolita, fortemente limitata o, al massimo, regolata come oggi. Solo un misero 6% ritiene andrebbe estesa. Il fatto che il nuovo Ddl non rappresenti il sentimento degli italiani è confermato anche da un ulteriore dato Ipsos: l’85% degli italiani non si sente tranquillo nei boschi e sui sentieri in stagione venatoria”.