Vegolosi

La banalità dello schifo. Se tacciamo andrà sempre peggio

Forse l’avrete visto, anzi certamente ed è per questo che non lo vedrete qui l’adesivo che l’azienda petrolifera canadese X-Site ha fatto girare fra i suoi dipendenti per decorare, pare, i propri caschetti da lavoro. L’immagine è terribile: c’è una ragazza di spalle, con il nome “Greta”, nuda, con le trecce tenute da mani maschili a significare un rapporto sessuale violento. In poche ore, dopo la denuncia di una donna che lavora in ambito petrolifero (ma non nell’azienda incriminata), questo “logo” ha fatto il giro del mondo. L’azienda sembra che prima abbia dichiarato che “Greta non è più una bambina, ha 17 anni” e in un secondo momento ha “vestito” il suo sito con una sola pagina bianca di scuse. Una presa di responsabilità tardiva e inevitabile.

La risposta di Greta

L’attivista per l’ambiente e fondatrice del movimento “Fridays for future” ha risposto con un tweet all’episodio: “Stanno cominciando a diventare sempre più disperati… Questo dimostra solo che stiamo vincendo”. Una replica intelligente, pacata, ferma e analitica che racconta una grande verità che, forse conosciamo dall’asilo: “Chi non ha argomenti muove le mani”. Qui è chiaro che il livello di schifo inteso come assoluta mancanza di filtro fra la più bassa e becera ignoranza e il pubblico, non c’è più. Ogni cosa è permessa, ogni passo che varca la soglia dell’orrore diventa normalizzato, quasi avvolto dalla quantità delle informazioni, attutito dalla apparente volatilità delle azioni. Non c’è presa di responsabilità, non c’è riflessione sulle conseguenze delle proprie idiozie da parte di chi agisce, ma ancora più grave, non c’è una vera valutazione e stima del rischio a cui è esposta ogni nostra libertà attuale davanti a questa ignoranza dilagante, a questa assenza di strumenti emotivi e cognitivi di base.

Quelli che “rompono le palle”

Quando si attacca con la verità un sistema che non si muove e non si interroga, come ha fatto Greta Thunberg diventando un simbolo, ma come fanno da anni gli ecologisti, gli animalisti e gli attivisti di tutto il mondo, le reazioni sono sempre le stesse: deprezzare, minimizzare, umiliare, arrestare, attaccare e a volte persino procedere all’eliminazione fisica (pensiamo alle decine di attivisti ambientali uccisi per le loro battaglie in Amazzonia, per esempio). Il meccanismo del silenzio e della mancata indignazione pubblica è il peggiore e il più pericoloso: se non si alza la voce per dire che una cosa non funziona, non va bene, non è giusta e non ha più senso, limitandosi a pensare che “lo farà qualcun altro” o che “tanto non cambia nulla”, si sta partecipando ad un sistema di pensiero e di azione che porta dritto verso quell’adesivo.

I movimenti ambientalisti e quelli animalisti fanno parte di quel lato del mondo che “rompe le palle”, che esagera e che è letto, e raccontato come “estremo”. Eppure di estremo nell’indignarsi verso un sistema di violenza che parte dal modo in cui produciamo il cibo e arriva fino alla violenza sui più deboli e sulle donne (su questo collegamento, interessantissimo c’è il libro “Cibo per la pace” di Will Tuttle) non c’è proprio niente. Se conoscete la favola de “I vestiti nuovi dell’imperatore” saprete che chi ha il coraggio di dire la verità, guardando ai fatti (nel nostro caso “gli animali vengono uccisi per diventare cibo”, “le mucche vengono ingravidate a forza per produrre il latte”, “il nostro stile di vita ha un impatto sull’ambiente”, etc) fa un atto di coraggio ma anche di banalissima presa in carico della verità, dell’analisi di un dato di fatto.

Lo Schifo è ignoranza

L’adesivo che inneggia alla violenza sessuale su Greta racconta dello Schifo che alberga nell’animo di chi ha pensato, stampato e distribuito quell’oggetto, ma è solo la punta dell’iceberg di un’ignoranza diffusa e letale che è la più grande malattia pandemica che si sia mai affacciata sulla terra. Il filosofo Umberto Galimberti in una recente conferenza a Milano ha spiegato: “Se non leggi e non conosci, non hai le parole e se non hai le parole per spiegare i concetti non hai nemmeno i concetti. Se non sai nominare i sentimenti e il tuo modo di stare al mondo, allora sei fregato“.

Che cosa fare, quindi? Se non si vuole arrendersi a questa deriva è necessario sempre lottare in tutti i modi che si conoscono e che si padroneggiano, per fare in modo che le cose in cui crediamo, i sentimenti che proviamo e il senso di giustizia e indignazione che albergano in noi, siano pubblici e si trasformino in azioni concrete. E non si pensi mai più che “Tanto non serve a niente”.