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Declassamento del lupo: il Senato ha votato “sì”. E ora, che succede?

L’aula del Senato, nell’ambito della legge di Delegazione europea, ha votato il declassamento del lupo dal suo grado di tutela: da “rigorosamente protetto” a “protetto”. Si tratta di un processo che è iniziato meno di un anno fa quando la Commissione Europea ha deciso di procedere con il declassamento della specie canis lupus presente sul territorio. Ma cosa significa esattamente e che ripercussioni ci saranno sugli animali?

In sede europea ma anche in Italia, la decisione è stata fortemente criticata dal mondo scientifico, non tanto per il declassamento in sé, bensì per le ragioni che hanno portato a questa decisione che, secondo le associazioni animaliste e non solo, sono di carattere politico, prese per compiacere in qualche modo il mondo degli allevatori. Infatti sono principalmente loro ad avere a che fare con esemplari che possono viaggiare sul territorio creando danni agli animali d’allevamento, anche se in molti non sono d’accordo nemmeno con questo punto. Annamaria Procacci di Enpa, per esempio, durante la trasmissione di Radio Popolare “Considera l’armadillo” lo ha spiegato chiaramente: “I lupi cacciano altri animali selvatici, sono fondamentali nel loro ruolo di bioregolatori sul territorio, in particolar modo per gli ungulati, compresi i cinghiali. Esistono molti altri sistemi per regolare la convivenza fra lupo e uomo sul territorio, come le recinzioni elettrificate a basso voltaggio e quello che non è chiaro è quanto è stato fatto dalle Regioni in questo senso”.

Il declassamento significa “caccia aperta al lupo”? No di certo, come spiega Luigi Boitani, professore emerito di zoologia all’università La Sapienza di Roma in un’intervista : “C’è molta demagogia intorno a questo argomento. La narrazione pubblica ha puntato a far credere che, con il declassamento, si sarebbe potuto semplicemente sparare agli esemplari ‘fastidiosi’. Ma tutto questo si infrangerà contro la realtà. Il lupo non diventa una specie cacciabile e non sarà oggetto dei piani venatori, perché non può esserlo, in quanto rimane comunque una specie protetta”. Ma cosa significa, allora il declassamento? Che ora il lupo potrà essere oggetto di piani di gestione degli esemplari sul territorio, piani che, è bene spiegarlo, possono prevedere anche la caccia di alcuni esemplari ma che non hanno a che fare con la caccia come attività “ricreativa” così come la intendiamo comunemente.

Spiega ancora Procacci di Enpa in un comunicato stampa: “Si tratta di una misura priva di giustificazioni reali, se non quella di tentare di compiacere una parte degli allevatori: quelli che ancora non fanno uso attento e sistematico dei metodi di prevenzione delle predazioni, ma che non trarranno alcun reale giovamento da eventuali uccisioni”.
Sì, perché il tema sul tavolo è anche questo: l’uccisione di alcuni individui ritenuti “scomodi” o “pericolosi” non risolve in nessun modo il tema della necessaria convivenza sul territorio con le specie selvatiche: “Un lupo morto – dice Procacci a Radio Popolare – è un lupo che non impara e quindi gli allevatori non capiscono che il problema non si risolverà certamente così“. E continua: “Si tratta di un voto ideologizzato, che non tiene conto delle posizioni di gran parte del mondo scientifico, preoccupato per lo status del lupo in Italia: una popolazione ancora vulnerabile. Non ha contato il peso dell’ibridazione, che riguarda quasi la metà dei lupi nel nostro Paese; non ha contato il bracconaggio, che ne colpisce oltre il 10% ogni anno”.

Dopo che la popolazione di questi animali era stata portata sull’orlo dell’estinzione da parte dell’uomo su tutto il territorio europeo negli anni Sessanta e il lavoro enorme di tutela e ripopolamento avvenuto negli anni, oggi il lupo non è certo fuori pericolo. Si ipotizza che, ad oggi, gli individui siano poco più di 20.000 in tutto il continente. L’Italia è tra i Paesi che ospitano il maggior numero di lupi in Europa. Il problema è che i dati non tengono conto di molti aspetti come quello del bracconaggio (con esemplari morti che non si trovano e che non vengono conteggiati), così come dei tanti animali feriti (in modo intenzionale o meno) e che, rifugiandosi nelle tane per finire le loro ore, non vengono conteggiati. 

Foto: Depositphoto