Vegolosi

Cucciolo di tartaruga muore con 104 pezzi di plastica nello stomaco

Pezzi di palloncini, etichette di bottiglie, chiudi pacchetti, frammenti di confezioni di detersivo sono state trovate nel minuscolo stomaco di un cucciolo di tartaruga a Boca Raton, in Florida. L’immagine del corpo dell’animale accanto solo ad alcuni dei pezzi di plastica trovati nel suo stomaco e nel tratto intestinale, raccontano di nuovo la realtà dello stato di salute del mare e i danni incalcolabili e quotidiani che subisce la fauna. Quello che si trova in acqua è ormai una sorta di grande “smog” fatto di parti più o meno grandi di plastica.

I fatti

“Ad ogni incisione durante l’autopsia, c’era sempre più plastica che usciva dal suo stomaco”, ha spiegato Whitney Crowder, il coordinatore della riabilitazione delle tartarughe marine del Nature Center, dove è stata scattata la fotografia.
Ma come mai una giovanissima tartaruga che ancora non aveva raggiunto il mare dopo la schiusa delle uova si ritrova lo stomaco pieno di plastica? Non sempre queste tartarughe riescono a dirigersi verso l’acqua e rimangono perciò a riva mangiando e nutrendosi delle alghe che rimangono sulla sabbia: è da lì che arriva la plastica. In Florida a causa di questo fenomeno esiste un programma di volontariato che invita coloro che passeggiano sulla spiaggia o i surfisti, a raccogliere gli esemplari in evidente stato di difficoltà e a portarli ai centri di recupero. Questi casi sono talmente frequenti che il Gumbo Limbo Nature Center che si occupa del recupero di questi animali, ha posizionato un piccolo refrigeratore davanti alla sua sede, all’interno del quale i volontari possono lasciare le tartarughe che hanno individuato sulla spiaggia, in modo che poi i veterinari se ne possano occupare: “Peccato che spesso, a causa della quantità di plastica che hanno ingerito, queste piccole creature muoiano nel giro di poche ore” spiegano dal centro di recupero.

Perché gli animali muoiono

Perché le tartarughe muoiono a causa della plastica ingerita è sempre Whitney Crowder: “Mangiando la plastica questi animali hanno la falsa sensazione di essere sazi e quindi non si nutrono a sufficienza finendo in malnutrizione. Noi cerchiamo di idratarle e di fare in modo che espellano i pezzi di plastica, ma non sempre queste cure hanno successo”. Il problema è che si tratta di un circolo vizioso, anche quando gli animali vengono salvati: “Se vengono rilasciati di nuovo in salute, – continua la Crowder – vengono riportati in mare ma corrono il rischio di mangiare di nuovo la plastica. E’ davvero deprimente…”.