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Crisi climatica nei TG italiani: mancano cause, conseguenze e responsabili

La crisi climatica c’è, ma che cos’è? Dove, quando e perché? Non lo scopriremo dai telegiornali. I dati emersi dal report commissionato nel 2022 da Greenpeace all’Osservatorio di Pavia hanno dimostrato non solo che l’attenzione dedicata al cambiamento climatico da parte di questi media è ancora esigua, ma anche che le modalità di approccio e condivisione delle informazioni su questo fenomeno risultano edulcorate e tralasciano spiegazioni importanti sulle reali cause e sui colpevoli.

Combustibili fossili e allevamenti: i grandi assenti

Il report ha esaminato, nel periodo gennaio-aprile 2022, tutte le edizioni di prima serata dei telegiornali italiani e un campione di sei trasmissioni televisive di approfondimento su Rai, Mediaset e La7 (nella fattispecie Unomattina, Cartabianca, Mattino5, Quarta Repubblica, L’Aria che tira e Otto e mezzo).


Nella
prima analisi dedicata ai telegiornali il primo dato emerso è sicuramente tra i più emblematici: su 120 giorni analizzati e 840 edizioni di TG monitorate, sono state registrate 14.211 notizie di cui solo 96 legate al tema della crisi climatica, ossia uno scarsissimo 0,7% sul totale.

Scendendo poi nel dettaglio si evince che la notiziabilità di un evento connesso al riscaldamento globale è legata quasi del tutto al fatto che sia o meno un disastro ambientale o un evento estremo. Lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello e delle temperature dei mari, l’agricoltura minacciata dalla guerra e dalla siccità dominano le scene tv  mentre fattori come “effetti sulla salute”, “accordi per il clima” e “disuguaglianza sociale e giustizia” vengono ampiamente trascurati.

Ne consegue che nei casi in cui viene esplicitamente citata la causa di questi fenomeni (cosa che non avviene nel 77,4% dei casi) la stragrande maggioranza dei TG parla di emissioni di CO2, di decisioni politiche e pubbliche e di deforestazione tralasciando quasi del tutto fattori quali le pratiche agricole non sostenibili, gli allevamenti intensivi e le pratiche aziendali. Inoltre solo 1 volta su dieci i combustibili fossili vengono citati fra le cause della crisi climatica.

Tuttavia altri dati allarmanti arrivano nella seconda metà del report: in nessun caso analizzato sono stati citati i diretti responsabili della crisi climatica, mentre per quel che riguarda le “conseguenze”, sebbene se ne parli di più rispetto alle “cause”,  si discute solo e unicamente di ripercussioni sull’ambiente e sull’economia del Paese: salute e società restano sullo sfondo. 

Infine ecco il tema del greenwashing. Se tra un notiziario e l’altro sono presenti pubblicità “dipinte di verde”, nell’ammontare totale di tutti gli argomenti trattati nei TG il greenwashing, che cosa sia e come riconoscerloricevono uno 0% netto.

Lacune anche nelle trasmissioni di approfondimento

Nel secondo report, quello dedicato alle trasmissioni televisive, non vi sono particolari differenze rispetto al primo dedicato ai telegiornali: emerge soltanto una minore presenza del tema accompagnata, però, da una maggiore consapevolezza riguardo il ruolo dei combustibili fossili.
Per il resto, anche in questo caso mancano dalla scena il ruolo del settore alimentare e le conseguenze che la situazione attuale avrà sulla salute e sulla società (argomento noto come “Giustizia climatica”).

In conclusione dunque le notizie legate all’ambiente e al clima ruotano ancora esclusivamente attorno ai dati più “evidenti” tralasciando le argomentazioni più specifiche. Informare lo spettatore sul chiaro stato delle cose sembra essere meno importante rispetto ad altre news considerate più “comode” e “succulente”. Peraltro la ricerca, relativa al periodo invernale/primaverile, non tiene conto dell’attenzione che ogni estate viene dedicata a incendi e temperature record.

Le reali cause, i veri antagonisti del Pianeta Terra e le conseguenze cui andremo incontro nei prossimi decenni, sono realtà ancora ben lontane dall’essere trattate come si dovrebbe nel nostro Paese.