Vegolosi

Cowspiracy: 4 verità raccontate nel documentario

Keegan Kuhn non ne parla apertamente davanti al pubblico milanese ma le minacce dopo l’arrivo di “Cowspiracy” ci sono state. Ma non sono nemmeno necessarie, dopo tutto. Negli Stati Uniti, infatti, esiste una legge la The Animal Enterprise Terrorism Act (AETA) varata nel 2006 sotto il governo di George W. Bush, che di fatto reputa imputabili di “terrorismo” tutti coloro i quali si frappongono tra chi produce carne e i guadagni derivati dalla sua vendita (leggete il comma 1 della sezione d).
E non sono state da meno nemmeno le risposte di alcuni degli intervistati da Kip Andersen, l’altro regista, fra i quali la responsabile di Amazon Watch: “Non si parla del problema dell’impatto della carne perché si teme per la propria vita…”.
Ma il coraggio di Andersen e di Kuhn (quest’ultimo ospite a Milano di Essere Animali e MiVeg per la prima proiezione milanese del documentario) stanno in una frase: “Abbiamo paura si, ma non è nulla rispetto alla assoluta necessità di parlare di quello che sta davvero succedendo al nostro Pianeta”.
Ecco allora 4 cose che tutti dovrebbero sapere e che si scoprono guardando “Cowspiracy”.

1 – Alcune fra le più grandi e riconosciute organizzazioni ambientaliste non parlano volutamente dell’impatto della produzione di carne sull’ambiente.
E’ proprio da questo punto che Kip Andersen ha fatto iniziare la sua ricerca: “Perché io, ecologista compulsivo, che ha seguito ciecamente Al Gore, Green Peace, Oceana, e tante altre associazioni e realtà, non vedo nessuno di loro parlare di un problema reale, una questione che emerge dai dati della FAO e di moltissime altre grandi organizzazioni mondiali?”. Il motivo è semplice, o meglio, antico: soldi. Una frase del giornalista Michael Pollan, intervistato da Andersen, sintetizza al meglio la situazione: “E’ una battaglia persa a livello politico”.

2 – La produzione di carne sta distruggendo il pianeta e non esiste una carne “sostenibile”.
Ci sono tanti di quei dati nel documentario “Cowspiracy” che gli stessi autori hanno deciso di mettere tutto online: fonti, info grafiche, clip video. C’è tutto. Ma se quando si leggono le cifre non sempre si comprende, sono le parole realmente preoccupate dei protagonisti del documentario e il silenzio colpevole di tutti quelli che non hanno accettato la videocamera dei due registi a spaventare. Il 51% delle emissioni mondiali di gas responsabili dell’effetto serra arrivano dall’allevamento del bestiame e dei loro sottoprodotti.

Il 51% delle emissioni mondiali di gas responsabili dell’effetto serra arrivano dall’allevamento del bestiame e dei loro sottoprodotti. 

1/3 dell’acqua del pianeta viene utilizzata per la produzione di carne

110 specie di animali ed insetti si estinguono ogni giorno a causa della deforestazione per far spazio alle coltivazioni di mais, grano e soia per nutrire gli animali da allevamento

Keegan Kuhn co-regista del documentario risponde alle domande del pubblico durante la proiezione a Milano presso MiVeg


3 – Non è possibile produrre abbastanza carne per la richiesta mondiale che viene prevista in relazione all’aumento della popolazione e dei nuovi usi alimentari del mondo in via di sviluppo. 

Non esiste abbastanza terra per poter creare campi da coltivare per sfamare i miliardi di animali da allevamento che ogni giorno vengono rinchiusi e uccisi per poter creare carne, con un tasso di conversione spesa/risultato che sarebbe contro a qualsiasi logica produttiva, ma che è funzionale alle grandi aziende. Noi potremmo produrre cibo per 15 miliardi di persone, eppure con questo sistema la fame è ancora una delle prime cause di morte nel mondo.

4 – Non è possibile essere ambientalisti/ecologisti e continuare a mangiare carne
Nessun ambientalista che possa definirsi tale può continuare a mangiare carne o pesce: come detto sopra, non esistono carne e pesce sostenibili perché i tassi di conversione, anche nelle piccole/medie fattorie, come mostra il documentario, sono assolutamente squilibrati. Gli oceani sono, poi, diventati la prima e più grave emergenza:

90 milioni di tonnellate di pesce vengono pescate ogni giorno nel mondo

Per ogni mezzo chilo di pesce pescato, 2 kg circa di specie marine selvatiche e non destinate al commercio vengono catturate e uccise nelle reti

Andersen e Kuhn devono ottenere tutto l’appoggio possibile da tutti coloro che potranno darglielo e dovrà essere grande la catena di mani che si alzerà qualora qualcuno cercherà di mettere a tacere questo documentario. “Cowspiracy” sarà su Netflix: e’ a quel pubblico, al pubblico mondiale che devono puntare, a noi sta solo il compito di diffondere, sempre e di più tutto questo.

Federica Giordani