Vegolosi

Le foreste indonesiane tornano a vivere, ma la battaglia è dura

Jessica Scranton, fotografa freelance ha avuto l’occasione di documentare in prima persona il rapido ripristino delle foreste indonesiane, come riportato nel blog Human Nature. In Indonesia, infatti, la deforestazione, alimentata dall’allevamento e dall’espansione dell’agricoltura, aveva drasticamente ridimensionato la foresta, riducendola ad una piccolissima frazione in un breve lasso di tempo. L’Indonesia era, così, diventata il paese con il più alto tasso di deforestazione.

Nel 2008, però, Conservation International (CI), associazione americana non profit che si occupa di ambiente, aveva attivato un programma di riforestazione per proteggere i bacini idrici che sostengono le comunità locali e le specie in via d’estinzione, in questo modo erano riusciti a fornire acqua potabile a più di 30 milioni di persone a Jakarta, capitale dell’Indonesia. Nello stesso anno la CI ha ideato un nuovo progetto: il “Green Wall”. L’obiettivo era di avviare un progetto di riforestazione erigendo un lungo muro verde, costituito da più di 120.000 piantine di alberi nativi, nel parco nazionale di Gunung Gede-Pangrango, a circa due ore d’auto dalla capitale.

“Nel 2012” racconta Jessica Scranton “ho trascorso due giorni fotografando il “Green Wall” nel parco nazionale. Quando sono tornata quattro anni dopo, mi ha colpito quello che era cambiato e ciò che era rimasto lo stesso”. Nel 2016, infatti, Jessica ha potuto documentare, con le sue foto, i benefici che il “Green Wall” ha avuto sull’ambiente. Giustapponendo le foto di Jessica del 2012 a quelle del 2016 è possibile, infatti, notare l’efficiente lavoro svolto da CI in questi quattro anni: le piantine fotografate da Jessica erano alte poco più di un metro, ora, invece, sono diventate fiorenti e rigogliose; nella fotografia del 2012, il “Green Wall”, era a malapena visibile, nello scatto del 2016, al contrario, è perfettamente evidente una fitta barricata di alberi che separa la foresta dall’abitazione privata.

CI, con il suo intervento, non si è limitata solo a ripristinare le foreste indonesiane, ma ha anche sostenuto i contadini indonesiani che si trovavano in difficoltà: molti di essi, infatti, erano costretti a coltivare illegalmente i propri prodotti sui terreni forestali nazionali, in quanto non potevano permettersi un terreno privato. L’associazione ha sostenuto economicamente questi contadini in modo che potessero ridurre la loro dipendenza dalle coltivazioni. Così è successo a Kardi, che è ora in grado di mantenere la moglie, i figli e i nipoti. Ahmud, invece, grazie a CI, èriuscito a costruire una casa per sé e la sua famiglia, ma è anche riuscito a dare vita ad un business di rivestimenti in bambù per case. Un’altra storia che ha colpito Jessica è stata quella di Dayat, che ha deciso di riscattarsi abbandonando la fattoria, lavoro che lo stava distruggendo, per vendere polpette.

“I cambiamenti che hanno avuto luogo nel parco nazionale nel corso degli ultimi quattro anni non sono solo incrementati, ma è possibile vedere il progresso effettivo”. Dice la fotografa “Mi piacerebbe tornare tra altri quattro anni per vedere come vanno le cose”. “Questo lavoro non è facile, ma l’entusiasmo della squadra di CI mi dà fiducia che insieme alla comunità continueranno ad affrontare questa lotta dura, ma fondamentale per un futuro più verde e più sano”.

Camilla Gaetano

Le immagini sono tutte di Jessica Scranton e sono tratte da One Green Planet e da Human Nature