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Chiara Ferragni: polemica per la pubblicità ad AIA. Innocenzi: “Se avessi visto le inchieste sugli animali non l’avresti fatto”

Ai suoi circa 20 milioni di followers (testa più, testa meno), la influencer e imprenditrice Chiara Ferragni ha mostrato in alcuni post su Instargam il suo “pranzo all’italiana” in compagnia delle cotolette di una nota marca, Aia, che produce burger, cotolette e affini. La risposta della giornalista Giulia Innocenzi sui social, ha innescato il dibattito sull’adeguatezza di quello spot, pur essendo stata Aia al centro di un’inchiesta condotta da Essere Animali e che mostrava il trattamento come sempre crudele riservato alle migliaia di animali in attesa di diventare cotolette.

Un addetto all’interno del capannone dell’allevamento mostrato nelle immagini dell’inchiesta, lancia da un cesto i pulcini direttamente sul terreno del capannone.

La cronaca della vicenda

Il 4 giugno scorso l’associazione animalista Essere Animali, ha pubblicato un’inchiesta che mostrava, attraverso immagini riprese di nascosto da un infiltrato, quale fosse il trattamento riservato ai polli in alcuni allevamenti che riforniscono l’azienda italiana Aia, il principale produttore di carne avicola nel nostro paese. Il video documenta l’intero processo produttivo: “Sono allevati in capannoni che possono contenere sino a 30.000 animali, 20 per metro quadrato, senza la possibilità di accedere all’aperto. Selezionati per ingrassare velocemente e nutriti con mangimi iperproteici – si legge nell’articolo che accompagna il video dell’inchiesta – il peso del loro petto è tale che quando vengono mandati al macello, a sole sei settimane di vita, hanno difficoltà a deambulare, problemi cardiaci e respiratori”.

Le immagini sono sempre terribili e mostrano quella che è una prassi dovuta al sistema che “accoglie” questi animali: numeri come quelli della produzione italiana, con circa 519 milioni di polli macellati in un anno non potrebbero in nessun modo garantire modalità di allevamento diverse da queste, restando inteso che nessun tipo di allevamento è necessario oggi dato che non è necessario alimentarsi con prodotti di origine animale.
Non solo una questione etica quella mostrata dall’indagine dato che, come sottolinea l’associazione “ciò è crudele verso gli animali e un problema di salute pubblica. Per la comunità scientifica questi allevamenti facilitano la diffusione di virus pericolosi per gli esseri umani. Inoltre, come documentato nella nostra indagine, per mantenere in vita il maggior numero di animali si ricorre a un uso massiccio di antibiotici, somministrati a tutti i polli a scopo preventivo, una modalità questa che è fra le cause dell’antibiotico resistenza.

La riposta di Giulia Innocenzi e la polemica sul web con Il signor Distruggere

Da cosa nasce la polemica? Semplicemente dal numero enorme di “seguaci” che Chiara Ferragni ha sui suoi profili social. Circa 20 milioni e 400 mila persone seguono le vicende e le attività della influencer e imprenditrice del settore moda: sono loro il target di quella pubblicità realizzata con AIA. La giornalista Giulia Innocenzi, che ha seguito in passato numerose vicende legate al tema della crudeltà degli allevamenti di animali nel nostro paese, ha realizzato un post Facebook di risposta a Ferragni: “Ciao The Blonde Salad by Chiara Ferragni, sono sicura che se avessi visto l’inchiesta di Essere Animali sugli allevamenti che riforniscono Aia non avresti sponsorizzato ai tuoi 20 milioni di follower un prodotto basato sulla sofferenza degli animali. Te lo linko qui”.

Come spesso succede a seguito di questa segnalazione, il profilo di Chiara Ferragni e il post della Innocenzi sono stati subissati di insulti da parte di chi criticava aspramente la scelta della influencer.
Segnalata anche dalla pagina “Il signor Distruggere“, la polemica ha assunto proporzioni ancora maggiori perché la pagina umoristica ha accusato Innocenzi di aver creato una gogna mediatica: “Una come Giulia Innocenzi  – si legge sulla pagina – se avesse voluto, alla Ferragni o al suo staff avrebbe potuto anche telefonare e avvisare sull’AIA, senza necessariamente metterla alla gogna”- La giornalista ha risposto chiaramente: “Ho semplicemente chiesto conto a un personaggio pubblico di una sua azione. Premesso che spero per Chiara che abbia uno staff che la informi di scandali legati ai marchi che sponsorizza (l’inchiesta di Essere animali è finita sui giornali e persino al Tg1), io per prima ho ipotizzato che non ne sapesse niente, tant’è che ho linkato l’inchiesta perché la potesse vedere con i suoi occhi. Resta comunque il fatto che immagino che anche la Ferragni sappia che le Nazioni Unite e gli scienziati di tutto il mondo stanno dicendo che se non riduciamo la carne che consumiamo e gli allevamenti intensivi, condanniamo il Pianeta a vita breve. Quelle cotolette vengono proprio dagli allevamenti intensivi, quindi da animali maltrattati che per sopravvivere devono essere imbottiti di antibiotici, produttori dei principali fattori del cambiamento climatico e di cibo di bassa qualità. Con il suo post la Ferragni invita i suoi milioni di seguaci a consumare questo tipo di prodotti e questo ha delle conseguenze”.

Anche rispetto all’idea sempre ventilata dalla pagina umoristica che il post di richiesta di chiarimento avesse scatenato una gogna sessista nei confronti della Ferragni, Innocenzi ha risposto: “Il mio post è educato e aperto al dialogo, e nulla ha a che vedere con le volgarità e gli attacchi di odiatori online. Vivo il sessismo sulla mia pelle, e più volte ho sporto denuncia contro insulti e talvolta minacce solo perché esprimo la mia opinione in pubblico. Il sessismo e l’odio online sono piaghe del nostro tempo contro cui tutti noi, insieme, dobbiamo batterci”. Ma rimane saldo un punto: “Mi aspetto – continua Innocenzi – che la Ferragni si informi dei marchi che sponsorizza, anche perché, come in questo caso, li presenta come facenti parte della sua quotidianità e vendendoli quindi come il suo stile di vita”. Al momento nessuna risposta è arrivata dal team di Chiara Ferragni sulla vicenda.


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