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Caccia: il DDL Malan “spara-tutto” passa in Senato, ma non è ancora finita

Erano centinaia gli emendamenti presentati dalle opposizioni. Sono state migliaia le firme raccolte da tutte le associazioni animaliste e anti caccia in Italia. Erano centinaia le persone in piazza in questi giorni, persino martedì 24 giugno, mentre in Senato – ad una velocità sospetta – si stralciava e calpestava tutto, approvando il DDL Malan, quello che sta riformando le regole della caccia in Italia peggiorando le cose per gli animali e anche per i cittadini.

La novità principale della riforma è prima di tutto concettuale. Il testo ribalta l’impostazione precedente (che vedeva la tutela della fauna come priorità e la caccia come un’eccezione regolata): la caccia viene ridefinita formalmente come uno “strumento di gestione” utile alla conservazione della biodiversità e alla tutela degli ecosistemi. Di conseguenza, i cacciatori assumono il ruolo di “bioregolatori” del territorio. Ma non è finita, il DDL prevede anche:

Domenico Aiello, avvocato da anni impegnato sui temi della tutela degli animali e responsabile tutela giuridica della Natura WWF Italia, spiega che non è ancora detta l’ultima parola su questo scempio ai danni degli animali. “L’approvazione al Senato ha definito il testo – e durante questo processo tutti gli emendamenti delle opposizioni sono stati bocciati – questo testo sarà trasferito alla Camera dei Deputati dove la discussione ripartirà dalla Commissione Agricoltura o quella Ambiente o entrambe riunite. Si apre una sfida per la maggioranza: riuscire a far approvare il testo così come è e non è detto che sia facile dato che è tecnicamente contraddittorio, presenta varie violazioni costituzionali, è osteggiato dai cittadini e non piace nemmeno ad una parte dei cacciatori”.

Insomma c’è speranza che questo DDL non doventi realtà? “Basterà anche che una sola virgola venga cambiata nel testo per dover ripassare dal Senato con il rischio concreto di non arrivare all’approvazione entro la legislatura attuale la cui fine è prevista fra meno di un anno”. In più va ricordato che il passaggio alla Camera da maggiori strumenti alle opposizioni per intervenire, dilatando i tempi della discussione.

Anche Oipa ha commentato la vicenda: “Questa decisione vergognosa segna il punto più basso mai toccato in Italia in materia di tutela della fauna selvatica – Alessandro Piacenza, responsabile tutela fauna selvatica di OIPA Italia e della regolamentazione dell’attività venatoria – un salto indietro di cinquant’anni. Siamo indignati dalla totale sordità che il Governo ha mostrato di fronte alle richieste dei cittadini, delle associazioni animaliste e ambientaliste e della comunità scientifica. La fauna selvatica, già profondamente a rischio, d’ora in poi vivrà nel mirino dei cacciatori e questo è inaccettabile in una società che possa definirsi civile. Non ultimo, il Governo ha mostrato completo disinteresse per la tutela della sicurezza pubblica e siamo certi che i cittadini non lo dimenticheranno”.