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Burger King annuncia: “La nostra carne inquina il 33% in meno” e ci fa uno spot – VIDEO

Cambiare la dieta delle mucche per garantire una minore quantità di emissioni di metano durante i processi digestivi. La catena di fast food Burger King ha lavorato a questo progetto negli ultimi mesi grazie agli studi avviati dall’Autonomous University of the State of Mexico and U.C. Davis. Una “soluzione” alla base del processo produttivo che prende il via da un presupposto: garantire lo stesso a chi “ama semplicemente tanto la carne”- come ha spiegato Matt Banton, capo del dipartimento per le ricerche sulla sostenibilità della catena – il medesimo prodotto, ma con una mano sulla coscienza ecologica.

Uno spot per spiegare la novità

Lo scorso 16 luglio Burger King ha pubblicato uno spot dai toni leggeri e quasi “fiabeschi” per raccontare al pubblico questa innovazione. In alcune catene selezionate – quelle di Austin, Los Angeles, Miami, Portland e New York – saranno in vendita dei burger “a minor impatto ambientale”. Un test per verificare anche che questo nuovo sistema posso funzionare su larga scala e che sia economicamente sostenibile per gli allevatori.

Ma come funziona? La formula sembra quasi banale: si aggiungono 100 g di citronella essiccata ogni 10 chilogrammi di mangime giornaliero dedicato ai manzi all’ingrasso, quindi negli ultimi 3-4 mesi della loro brevissima vita. Questo, secondo le analisi e gli studi condotti, porterebbe ad una riduzione delle emissioni di metano del 33%.

Sappiamo anche che il bestiame è uno dei principali responsabili delle emissioni complessive di gas serra, quindi il nostro lavoro è capire come possiamo continuare a far crescere il nostro business riducendo nel tempo le emissioni del bestiame – Matt Banton

“Siamo parte del problema…”

La frase con la quale si chiude la pubblicità è interessante: “Dato che siamo parte del problema, vogliamo essere anche parte della soluzione”. Ecco quindi da dove nasce questo percorso che, chiaramente, non deve intaccare in nessun modo la qualità della carne, il suo sapore, e – tanto meno – il concetto del suo consumo. Continuare ad avere i medesimi comportamenti alimentari inquinando un po’ meno e uccidendo sempre lo stesso numero di animali: qui sta il tutto.
Quella di Burger King è una mossa politica con implicazioni non da poco: aprire nettamente all’idea e all’ammissione pubblica che la produzione intensiva di carne sia un problema per l’ambiente, non è certamente una mossa qualsiasi e le reazioni fra il pubblico sono state diverse come è possibile vedere da Twitter: alcuni hanno aspramente criticato il colosso americano dei Whopper sostenendo che questa operazione sia solo un modo per mostrare in pubblico un’attenzione all’ambiente che in realtà non c’è, una mossa nemmeno lontanamente sufficiente.

Per altri, invece, il bicchiere è mezzo pieno ed è già apprezzabile che una realtà del genere, che economicamente tiene il coltello dalla parte del manico, abbia deciso di dare il via a studi volti a diminuire i propri – grossi –  danni. Elemento in più: questa nuova formula per nutrire gli animali è stata realizzata in modalità “oper source” quindi a libero utilizzo da parte di chiunque. “Sappiamo che la nostra catena di approvvigionamento è solo un piccolo pezzo del puzzle e non possiamo farlo da soli – scrive Burger King – Solo quando queste soluzioni saranno ampiamente adottate dall’industria della carne bovina potremo avere un impatto positivo tangibile. Se lavoriamo tutti insieme come industria per sviluppare e adottare soluzioni open source come la formula Cows Menu, possiamo puntare a ridurre concretamente le emissioni di metano e sviluppare azioni concrete sul cambiamento climatico che aspirano agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite per il 2030″.

I piccoli cowboy e Greta Thunberg

Nel frattempo nello spot i bambini vestiti da cowboy cantano e ballano cavalcando mucche giocattolo, dialogando con mucche stilizzate che cantano felici e viaggiando su panini giganti pieni di carne – a basso impatto – su montagne russe vertiginose. Il messaggio è chiaro: le nuove generazioni vogliono sempre e ancora carne ma fatta come si deve, con un occhio attento all’ambiente che sarà il loro palcoscenico fra qualche anno.
Nel frattempo, però, altri ragazzi, quelli degli scioperi per il clima capitanati da Greta Thunberg – vegana – tagliano il traguardo dei due anni di azioni e attivismo. Eppure le constatazioni della diciassettenne svedese sono amare: “Si prendono impegni, si fanno grandi discorsi. Eppure, quando si tratta di agire, siamo ancora in uno stato di negazione. La crisi climatica ed ecologica non è mai stata trattata come una crisi. Il divario tra ciò che dobbiamo fare e ciò che si sta effettivamente facendo si allarga di minuto in minuto. In effetti, abbiamo perso altri due anni cruciali a causa dell’inazione politica”.